Lo scorso venerdì 19 giugno si è riunito il Tavolo CIRI – Tavolo di Condivisione Interassociativo tra Associazione Bancaria Italiana e associazioni di categoria tra cui CLAAI – per un aggiornamento sugli sviluppi normativi europei riguardanti la revisione delle Linee Guida dell’Autorità Bancaria Europea (EBA) sulla definizione di default e, più in generale, sulle iniziative della Commissione Europea volte a rafforzare la competitività del settore bancario europeo.
In apertura dei lavori è stato richiamato il percorso di confronto avviato nei mesi precedenti tra il sistema bancario e le rappresentanze economiche e sociali, finalizzato a promuovere una posizione comune in materia di definizione di default e trattamento delle operazioni di ristrutturazione del debito. È stato evidenziato come la pubblicazione del documento finale dell’EBA non abbia recepito le principali istanze avanzate dagli operatori e dagli stakeholder coinvolti nella consultazione, determinando una sostanziale conferma dell’impianto regolamentare vigente.
L’illustrazione tecnica ha ripercorso il mandato affidato all’EBA dal legislatore europeo nell’ambito della CRR3, che prevedeva una revisione della disciplina prudenziale relativa alle operazioni di concessione e ristrutturazione del credito, con l’obiettivo di garantire una maggiore flessibilità alle banche nell’individuazione delle situazioni di difficoltà finanziaria e di favorire interventi tempestivi e preventivi a sostegno delle imprese. Tuttavia, gli esiti della revisione non hanno prodotto le modifiche auspicate.
In particolare, è stata confermata la soglia dell’1% relativa alla variazione del valore attuale netto (Net Present Value) nelle operazioni di ristrutturazione. Tale parametro continua a rappresentare un elemento particolarmente critico poiché, al superamento della soglia, la posizione può essere automaticamente classificata in default, anche in presenza di imprese caratterizzate da fondamentali economici e finanziari solidi. È stato inoltre mantenuto il periodo di probation di dodici mesi necessario per il ritorno della posizione in bonis, nonostante le richieste avanzate da più parti di ridurne la durata.
Ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalla mancata introduzione di un regime specifico per le moratorie, siano esse pubbliche, legislative o private. L’EBA ha infatti deciso di continuare ad applicare il quadro ordinario della classificazione a default, senza riconoscere particolari deroghe o trattamenti differenziati per tali strumenti. Tale scelta è stata valutata con preoccupazione dai partecipanti, poiché limita significativamente la possibilità di utilizzare in modo efficace strumenti di sostegno e di ristrutturazione preventiva in favore delle imprese che attraversano fasi temporanee di difficoltà.
L’unica modifica significativa introdotta dall’EBA riguarda il settore del factoring. È stato infatti riconosciuto il carattere peculiare di tale forma tecnica di finanziamento, caratterizzata dalla presenza di tre soggetti coinvolti e da dinamiche di pagamento differenti rispetto al credito tradizionale. In tale ambito viene esteso da 30 a 90 giorni il periodo entro il quale il mancato pagamento non determina automaticamente l’attivazione delle procedure di classificazione deteriorata, introducendo una maggiore flessibilità per le operazioni di factoring pro soluto.
Nel corso della discussione è stato sottolineato come l’esito della revisione rappresenti una sostanziale occasione mancata rispetto alle aspettative del settore bancario e del mondo produttivo. È stato tuttavia evidenziato che permangono spazi di interlocuzione a livello politico e istituzionale, soprattutto alla luce delle future iniziative della Commissione Europea, che potrebbero consentire di riaprire il confronto su alcuni aspetti della disciplina.
La seconda parte dell’incontro è stata dedicata all’analisi della consultazione pubblica promossa dalla Commissione Europea sulla competitività del settore bancario. È stato ricordato che la consultazione, conclusasi nel mese di aprile, ha raccolto oltre duecento contributi provenienti da banche, associazioni di categoria, imprese, organismi pubblici, soggetti del settore fintech, organizzazioni non governative e istituzioni accademiche.
Dall’esame delle risposte emerge un quadro ampiamente condiviso circa la solidità del sistema bancario europeo, considerato oggi sufficientemente robusto sotto il profilo prudenziale. L’attenzione si sposta pertanto sulla necessità di rimuovere quegli ostacoli regolamentari e strutturali che limitano la capacità del settore di sostenere la crescita economica, l’innovazione e le principali transizioni strategiche europee, tra cui quella digitale, ambientale e tecnologica.
Tra i principali fattori di criticità individuati figurano la frammentazione normativa tra i diversi Stati membri, l’eccessiva complessità del quadro regolamentare, gli elevati oneri di compliance e reporting e la difficoltà di valorizzare pienamente le opportunità offerte dalla digitalizzazione. È stato inoltre ribadito il ruolo centrale del sistema bancario nel finanziamento delle piccole e medie imprese, particolarmente rilevante in contesti economici come quello italiano, caratterizzati da una minore dipendenza dai mercati dei capitali rispetto ad altre economie avanzate.
L’analisi dei contributi ha evidenziato come, pur in presenza di una diagnosi ampiamente condivisa delle criticità esistenti, permangano differenze significative sulle priorità di intervento. Le principali linee di confronto riguardano il bilanciamento tra stabilità finanziaria e competitività, il rapporto tra integrazione europea e specificità nazionali, il ruolo delle grandi banche rispetto agli intermediari di prossimità e il livello di armonizzazione normativa auspicabile nei diversi ambiti regolamentari.
Nel dibattito successivo i rappresentanti delle organizzazioni economiche hanno espresso forte preoccupazione per le ricadute concrete delle decisioni dell’EBA sulle imprese, in particolare nei settori maggiormente esposti a crisi di mercato e a eventi climatici estremi. È stato osservato come l’attuale disciplina rischi di limitare ulteriormente il ricorso a strumenti di sostegno quali moratorie e rinegoziazioni del debito, proprio in una fase caratterizzata da crescenti esigenze di investimento e di adattamento delle imprese ai nuovi scenari economici e ambientali.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema delle assicurazioni contro i rischi catastrofali e alla possibilità che tali coperture possano essere maggiormente valorizzate nell’ambito delle valutazioni prudenziali delle banche. Diversi interventi hanno evidenziato l’opportunità di approfondire il ruolo delle polizze assicurative quale possibile fattore di attenuazione del rischio, soprattutto nei casi in cui l’impresa disponga di adeguate coperture in grado di compensare gli effetti economici derivanti da eventi calamitosi.
Infine, è emersa la comune intenzione di continuare l’attività di monitoraggio e di interlocuzione istituzionale sui temi affrontati. In particolare, è stata evidenziata l’importanza di analizzare con attenzione il rapporto che la Commissione Europea renderà disponibile nel mese di luglio, dal quale prenderanno avvio le future proposte normative. Tale documento costituirà infatti un passaggio fondamentale per valutare gli orientamenti europei in materia di regolamentazione bancaria, competitività e sostegno agli investimenti, nonché per individuare eventuali spazi di intervento a favore delle imprese e del sistema produttivo.
La riunione si è conclusa con l’impegno a proseguire il confronto tecnico e politico all’interno del Tavolo CIRI e degli altri organismi di consultazione interessati, al fine di elaborare ulteriori proposte e contributi utili al miglioramento del quadro regolamentare europeo.



